Una storia d'amore e morte che vi condurrà al confine tra i mondi

martedì 17 giugno 2014

I luoghi del romanzo



Reborn è ambientato a Gioia del Colle, paese in provincia di Bari, che è anche il mio paese di origine, quello in cui sono nata e ho sempre vissuto. Nel romanzo è citato con l’appellativo familiare “Gioia” comunemente usato in loco.
L’azione si svolge prevalentemente in due luoghi: il cimitero e il paese vecchio.



Il cimitero: è il luogo in cui trascorre la maggior parte del suo tempo Iuri, non solo in quanto impiegato delle Onoranze Funebri Di Spirito ma anche perché avverte un particolare feeling con questo luogo. Iuri ama passeggiare tra le lapidi e prendersi cura delle tombe abbandonate. Inoltre, è qui che si trovano i suoi due unici amici: Filippo, il custode, e Santino, un homeless ultranovantenne che da diversi anni si è accampato in un loculo.


Il temporale era cessato da poco. Iuri inspirò a fondo uscendo dal gabbiotto del custode, a passo lento si incamminò verso la fontana posta oltre l’ingresso del cimitero monumentale. Aveva un mazzo di crisantemi stretto nella mano destra e una lattina vuota nell’altra. La riempì badando bene a non bagnarsi e imboccò la scalinata che conduceva all’area sotterranea. Decessi permettendo, amava cominciare così le sue giornate. Un caffè in compagnia del buon Filippo e poi una passeggiata tra le tombe di persone che probabilmente non aveva mai conosciuto da vive, ma che da un po’ di tempo alleviavano la sua solitudine. [... ] (passo tratto da Reborn)



Il paese vecchio: è qui che abita Elga e svolge l’attività di dollmaker. Vive in una casa antica dislocata su due piani, ristrutturata quando il marito, Andrea, era ancora vivo. La sua vicina è l’anziana Costanza che occupa il sottano di fronte.
Il sottano (corrispettivo del basso napoletano) è una tipica a abitazione del sud sita a pianterreno e, solitamente priva di finestre.

[…] La vecchia casa ristrutturata in cui abitava sorgeva in una viuzza anonima del centro storico. Quando Andrea l’aveva acquistata era poco più che un rudere, ma insieme l’avevano rimessa a nuovo imparando ad amarne ogni centimetro quadro. Adesso che era rimasta sola, l’amava ancora di più perché tutto lì dentro la riportava indietro e l’aiutava a tenere vivi i ricordi. Come d’abitudine aprì il portone evitando di fare troppo rumore. Sebbene i suoi vicini fossero brave persone, la discrezione non rientrava fra le loro virtù, erano sempre lì pronti a scattare dietro i vetri per tenersi aggiornati sulle novità e avere costantemente argomenti freschi di conversazione. Tipico nei quartieri vecchi di un paesino di provincia in cui anche uno starnuto di troppo è sufficiente a far notizia. […] (passo tratto da Reborn)


Piazza Pinto (o Villa): è il luogo preferito di Rea. Qui la conduce spesso Elga perché possa divertirsi nel piccolo parco giochi.


[…] Girovagò per un po’ senza meta poi, giunta a piazza Pinto, proseguì fino all’area con le giostrine e si accomodò su una panchina. Il freddo del ferro la raggiunse attraverso i vestiti, insieme a un paio di dejà vu che contribuirono a raggelarla del tutto.
Lei che sedeva nello stesso posto, un libro aperto sulle gambe e lo sguardo rivolto alle altalene più in là. Martina che dondolava mentre Andrea ridendo la spingeva sempre più forte.
«Vuoi toccare il cielo?»
«Oh sì, fammi toccare il cielo papà!» E poi rivolgendosi a lei con un sorriso più radioso del sole. «Guarda mamma, sto volando! Sto volando!»
«Hai visto come volavo?»
Elga si voltò di scatto sentendosi toccare un braccio all’improvviso.
Rea le sedeva a fianco lasciando oscillare i piedini mentre le dita giocherellavano nervose con i bottoni del giubbotto di jeans. Come sempre non l’aveva sentita arrivare. [… ](passo tratto da Reborn)

 

Il negozio di Elga: quello che vedete in foto è l’ospedale delle bambole di Napoli ma più o meno così apparirebbe anche il negozio di Elga. Ubicato nel paese vecchio si compone di due vani: uno adibito a laboratorio per la creazione delle bambole, l’altro destinato a una piccola esposizione e alla vendita. Oltre che luogo di lavoro, per Elga è un rifugio, un posto in cui sentirsi al sicuro quando tutto va a rotoli.

[…] Trattenne il pianto fino a che non fu al sicuro nel suo negozio. Giunta lì, si chiuse la porta alle spalle, corse al lavandino nella stanza sul retro, aprì il rubinetto e si bagnò la faccia. Solo a quel punto consentì alle lacrime di scorrerle sul viso mescolandosi con l’acqua.
“Sono sola” pensò quasi lo realizzasse davvero unicamente in quell’istante. “Maledettamente sola.”[…] (passo tratto da Reborn)


 



Nessun commento:

Posta un commento